A BOLOGNA È CRISI DI EDUCATORI, COOP SOCIALI IN ALLARME NE SERVONO 2.000 IN TRE ANNI, MA NON SI TROVANO; “PAGARLI DI PIÙ”
La Rilevanza dell’Indagine: Fabbisogno Stimato di 2.000 Educatori
Il recente convegno a Bologna, “Valorizzare le professionalità socio-educative: quali sfide e prospettive future?” organizzato dal Dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Alma Mater e dal Forum regionale del Terzo settore, questo venerdì 7 novembre, ha messo in luce una crisi di reclutamento degli educatori nell’area metropolitana, paragonabile per gravità a quella che interessa medici e infermieri.
Il problema è “cronico” e urgente, come evidenziato da Caterina Segata, responsabile Infanzia della Cooperativa Dolce, che ha presentato i risultati di un’indagine condotta prima dell’estate tra le cooperative sociali di Bologna e provincia aderenti a Legacoop, Agci e Confcooperative.
- L’indagine, che ha visto la partecipazione di 14 realtà su 90, stima un fabbisogno di personale educativo qualificato per i prossimi tre anni (2025-2027) che si aggira intorno alle 1.300 unità solo dalle realtà interpellate.
- Questa stima complessiva sale ad almeno 2.000 educatori necessari nell’area metropolitana di Bologna.
- Solo per i servizi per l’infanzia, si necessitano 536 unità di personale educativo qualificato nel triennio.
A rendere la situazione più grave è la carenza di qualifiche: ad oggi, nei servizi scolastici e socio-educativi, ci sono ben 432 operatori in organico non qualificati, a cui si aggiungono altri 440 educatori senza titolo già in servizio.
Richiesta di Azioni Immediate: Tavolo di Lavoro e Riconoscimento Economico
Di fronte a questo scenario, i rappresentanti del Terzo Settore e delle Istituzioni hanno lanciato un appello per soluzioni urgenti.
Alberto Alberani, portavoce del Forum regionale per il Terzo settore, ha lanciato l’allarme: “Il rischio è che tra cinque anni non avremo più persone qualificate per i nidi e per i servizi socio-educativi”. Per questo, il Forum chiede da tempo l’attivazione di un tavolo sul lavoro sociale con Anci, Regione e sindacati.
L’Alma Mater e il Forum hanno presentato un documento congiunto di proposte che evidenzia la necessità di intervenire su più fronti:
- Riapertura del corso intensivo a livello nazionale per gli operatori privi di titolo.
- Proposta di una legge regionale ad hoc per il riconoscimento della figura dell’educatore scolastico di plesso.
- Impegno con i gestori e le istituzioni pubbliche per migliorare il trattamento economico degli educatori e valorizzarne le competenze.
- Necessità di riprogettare l’offerta formativa dei corsi di laurea in Scienze dell’educazione per intercettare i nuovi bisogni del lavoro socio-educativo e creare maggiore sinergia tra Università e Terzo settore.
L’Assessora regionale a Istruzione e Welfare, Isabella Conti, ha sottolineato come la professione non sia attrattiva anche perché “le istituzioni dimostrano di non credere al ruolo sociale degli educatori”. L’Assessora rilancia l’idea di una mobilitazione nazionale dall’Emilia-Romagna per detassare il lavoro per le professionalità più urgenti, riversando il beneficio sulla retribuzione per aumentarla.
Marco Bonaccini (Cgil-Cisl-Uil) è d’accordo sulla detassazione come “piano B”, ma sostiene che il “piano A è valorizzare il lavoro per quello che vale”, invitando a risolvere le criticità negli appalti e a garantire una maggiore stabilità.
Infine, Miriam Giudici, garante regionale dell’infanzia, ha incalzato: “I servizi educativi e socio-educativi non sono considerati servizi essenziali”, ribadendo la necessità di “mettere l’infanzia e l’adolescenza ai piani più alti degli investimenti”.
Le cooperative sociali di AGCI Emilia-Romagna sono in prima linea per sostenere questa battaglia fondamentale per il welfare del territorio, ribadendo l’urgenza di intervenire sul riconoscimento economico e professionale prima che il sistema “sia destinato a implodere”, come ha concluso Marilena Pillati (sindaca di San Lazzaro e rappresentante Anci).





